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In Nuova Zelanda il latte intero in polvere quota sotto il latte scremato in polvere

In Nuova Zelanda il latte intero in polvere scende sotto lo scremato e negli USA l'NFDM supera il burro: grasso debole e proteine solide comprimono gli spread.

Jasper Endlich
Jasper EndlichAnalista lattiero-caseario e oli
24 settembre 20263 min di lettura

In Nuova Zelanda il latte intero in polvere quota ora sotto il latte scremato in polvere, un fatto che si verifica forse una volta ogni qualche anno. Negli Stati Uniti l’NFDM si colloca ben sopra il burro. In Europa lo spread tra burro e latte scremato in polvere si è ristretto a circa 700 EUR/mt. Le stesse forze che attraversano il lattiero-caseario da sei mesi, una domanda debole di grasso e un boom delle proteine, hanno ormai schiacciato le abituali gerarchie di prezzo al punto che le due componenti del prezzo del latte alla stalla, grasso e proteine, valgono quasi lo stesso.

Il grasso è il lato debole, e le ragioni cambiano da area ad area. I mercati mondiali del burro restano fiacchi per un’offerta abbondante che continua ad accumulare scorte. Il burro europeo ha ceduto nelle ultime settimane, perché la crema di latte è diventata un po’ più disponibile a prezzi leggermente più bassi, anche se il movimento è stato contenuto e pochi si aspettano che scenda ancora di molto. Gli Stati Uniti sono il caso più difficile. Lì il surplus di burro è ampio, ad agosto la produzione di latte correva ancora l’1,74% sopra l’anno scorso, e sono le esportazioni a impedire che quell’offerta trabocchi. Con una mandria ancora numerosa, i prezzi del burro statunitense sembrano destinati a continuare a scendere lentamente finché non si troverà un fondo. La materia grassa del latte dell’Oceania è calata a ogni recente asta GDT, segno che gli acquirenti non vedono motivi per rincorrere i volumi.

Le proteine tirano dall’altra parte

Il latte scremato in polvere europeo è salito di nuovo questa settimana, con la domanda all’export disposta a pagare di più per assicurarsi quel che resta per il quarto e il primo trimestre, aiutata da un dollaro più forte sull’euro che rende più competitive le offerte europee. L’NFDM statunitense non è affatto competitivo, con il prodotto europeo e neozelandese scambiato circa 1.000 USD/mt sotto il CME spot call. La produzione americana è disomogenea: nell’Ovest la produzione di latte e di polvere corre forte, mentre altre regioni faticano a trovare latte sufficiente per i programmi di produzione di classe IV, al punto che parte del latte dell’Ovest si è spostata verso est per alimentare gli stabilimenti di latticini freschi. La Nuova Zelanda, intanto, ha aumentato la produzione di sostanza secca del latte del 3,3% rispetto all’agosto scorso e ha spinto le esportazioni di latte in polvere in rialzo del 47,11% su base annua, partendo però da un minimo stagionale.

Il latte intero in polvere europeo è salito da inizio agosto, perché il rallentamento stagionale della produzione di latte nell’UE ha ridotto la produzione di latte intero in polvere e, con essa, la disponibilità. Questo ha portato il prodotto europeo sopra il latte intero in polvere neozelandese e latinoamericano, così la domanda all’export si rivolge all’origine più economica. Lo stesso latte intero in polvere neozelandese è stabile o in leggero calo, con risultati GDT inferiori a quanto indicato dai future e un interesse cinese che si spegne sopra i 3.500 USD/mt.

Resta la domanda a cui il mercato non ha ancora risposto. La proteina del latte cara ha già cominciato a far salire i prezzi del latte, e prezzi del latte più alti dovrebbero alla lunga far emergere più latte e più proteina. E tutto quel latte arriva con il suo grasso.