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L'impatto delle pratiche agricole sul mercato lattiero-caseario mondiale - 10 domande a Philipp Goetz, Head of Sales and Business Development di IFCN

Approfondiamo l'impatto delle pratiche agricole sul mercato lattiero-caseario mondiale nella nostra intervista a Philipp Goetz di IFCN.

Megan Hidden
Megan HiddenCoordinatrice marketing
Pubblicato 12 marzo 2024 · Aggiornato 29 aprile 202514 min di lettura

In questa intervista esclusiva a Philipp Goetz ci concentriamo su ciò che sta accadendo oggi e in prospettiva al mercato lattiero-caseario dal lato dell’allevamento: l’impatto delle pratiche agricole sul mercato lattiero-caseario mondiale.

Philipp Goetz è Head of Sales and Business Development presso l’International Farm Comparison Network (IFCN). Con oltre 130 aziende del settore lattiero-caseario che collaborano con IFCN, la rete aiuta a capire meglio il mondo del latte fornendo dati economici confrontabili a livello mondiale e persino previsioni, dal 2000.

L’unicità di IFCN sta nel suo approccio per azienda tipo, che consiste nel raccogliere e confrontare dati di oltre 176 allevamenti da latte in più di 50 paesi. Questo metodo permette di capire a fondo come ottenere un vantaggio competitivo, individuando i principali fattori di costo e analizzando i sistemi di alimentazione in tutto il mondo.

Seguiteci in questa conversazione con Philipp Goetz sullo stato attuale delle pratiche agricole e sul loro impatto sul mercato lattiero-caseario mondiale.

1. Quanto tempo passa prima che i prezzi del latte alla stalla reagiscano ai volumi di produzione?

Il mercato lattiero-caseario si muove per cicli che influenzano prezzi e produzione, vedi Figura 1. Di recente abbiamo osservato uno schema in cui gli aumenti dei prezzi del latte registrati nel 2022 e all’inizio del 2023 hanno portato a redditi più alti per gli allevatori. Questo, a sua volta, li ha spinti a produrre più latte, con un’offerta che ha superato la domanda e ha causato poi un calo dei prezzi del latte e dei redditi. Al calare dei redditi è diminuita anche la produzione di latte, fino ad arrivare a una situazione in cui la domanda supera l’offerta, innescando così un altro ciclo di prezzi del latte in rialzo e ripetendo il processo. È importante notare che questi eventi non si verificano contemporaneamente: fra un ciclo e l’altro c’è di norma uno scarto da 15 a 17 mesi, il che significa che per completare un ciclo intero servono circa 30 mesi a causa di questi ritardi.

Guardando al ciclo più recente, cominciato oltre un anno fa, siamo attualmente a metà strada. Le tendenze passate suggeriscono una certa prevedibilità, ma il futuro resta incerto. Possiamo però aspettarci che il ciclo prosegua con scostamenti soltanto minimi, sulla base dei dati storici.

Ciclo del mercato lattiero-caseario - pratiche agricole e mercato mondiale

Figura 1: il ciclo delle dinamiche del mercato lattiero-caseario

2. Potete darci qualche lettura in più sulle tendenze di prezzo e di produzione del latte del 2023?

Nel 2023 il mercato mondiale del latte ha registrato tendenze significative sia nei prezzi sia nei livelli di produzione, influenzate da fattori diversi. Nel complesso la produzione mondiale di latte è aumentata rispetto al 2022 su base corretta per il contenuto in solidi, vedi Figura 2. Questo tasso di crescita è però un po’ più basso delle medie storiche. Il contesto del 2022, un anno caratterizzato da una produzione di latte più debole a livello mondiale, è decisivo per capire questa crescita. Nel 2022 la produzione era aumentata soltanto dello 0,3%, un dato inferiore alle attese consuete. Di norma ci si aspetterebbero tassi di crescita intorno al 3% per compensare flessioni di questo tipo, da qui i rincari notevoli osservati.

Le dinamiche di prezzo del 2023 hanno riflesso l’interazione fra domanda e offerta. Con il rimbalzo della produzione che ha portato una crescita dell’offerta superiore alla domanda, i prezzi del latte sono inizialmente scesi. È stata un’inversione rispetto ai prezzi altissimi visti in precedenza, in parte una risposta all’offerta ridotta del 2022 e all’attesa di una ripresa. Con il procedere dell’anno i prezzi del latte hanno cominciato a mostrare segnali di stabilizzazione e in alcune aree si sono registrati persino lievi aumenti. Questa variabilità delle tendenze di prezzo indica un quadro sfumato, in cui le differenze regionali giocano un ruolo importante.

Tendenze della produzione di latte

Figura 2: tendenze della produzione di latte nel 2023

3. Qual è la differenza nel costo di produzione del latte per continente e quale area è la più competitiva?

Il costo di produzione del latte varia molto da un continente all’altro, soprattutto per le differenze nei costi degli input come mangimi, fertilizzanti, sementi, agrofarmaci e irrigazione. Questi costi degli input costituiscono una parte importante del costo complessivo di produzione del latte. Su scala mondiale il contributo di costo di questi input può variare parecchio, con i mangimi e gli input collegati che di norma rappresentano una quota significativa dei costi di produzione.

In media, input come mangimi, fertilizzanti, sementi, agrofarmaci e irrigazione possono arrivare a rappresentare fino al 70% del costo nelle aree in cui questi costi sono più alti, vedi Figura 3. In tutto il mondo, però, questi costi rappresentano in genere circa il 40-60% del costo totale di produzione del latte. Questa forbice ampia indica la variabilità dell’efficienza produttiva, dei prezzi degli input e delle pratiche agricole nelle diverse aree.

Costi di produzione degli allevamenti da latte Figura 3: scomposizione dei costi

Negli ultimi anni si è registrato un aumento notevole dei costi legati alla produzione di latte, una tendenza influenzata in modo significativo da eventi geopolitici, in primo luogo dal conflitto fra Russia e Ucraina. Questa situazione ha portato prezzi più alti per input agricoli critici come mangimi e fertilizzanti, aggravati dai rincari dei costi energetici dovuti a sanzioni e interruzioni degli scambi. Di conseguenza il peso finanziario sugli allevatori è cresciuto più rapidamente dei prezzi del latte. Questo scarto si è fatto particolarmente evidente nel 2023, un periodo in cui i prezzi del latte hanno cominciato a stabilizzarsi o a scendere mentre i costi degli input restavano elevati.

Questa dinamica mostra quanto sia importante seguire da vicino e capire i fattori che spingono questi aumenti di costo. Per chi opera nel settore lattiero-caseario è fondamentale anticipare quanto latte verrà prodotto nei mesi successivi, considerando le pressioni economiche attuali. Questa comprensione aiuta a gestire l’offerta, a stabilizzare i prezzi e a pianificare il futuro.

Una ricostruzione storica dal 2010 al 2023, con proiezioni fino al 2024, mostra una tendenza costante al rialzo dei costi di produzione in tutto il settore lattiero-caseario mondiale. Gli anni dal 2020 al 2023, in particolare, hanno visto un’impennata marcata di questi costi, che ha riguardato quasi tutti i paesi coinvolti nella produzione di latte. Questa tendenza mette in evidenza le difficoltà economiche più ampie del settore lattiero-caseario, fra cui la necessità di muoversi fra condizioni di mercato oscillanti, di gestire costi di produzione crescenti e di mantenere la redditività in un mercato mondiale competitivo.

Il settore lattiero-caseario ha registrato diverse tendenze importanti che riguardano i costi di produzione e gli equilibri competitivi fra i principali paesi produttori di latte. In particolare, Germania e Stati Uniti hanno raggiunto livelli di costo di produzione simili, una convergenza mai osservata prima. Questo allineamento riduce il vantaggio competitivo che in precedenza uno dei due paesi aveva grazie ai costi e segnala uno spostamento verso spese di produzione più uniformi a livello mondiale.

Uno sviluppo significativo si è osservato inoltre nel confronto competitivo fra Argentina e Nuova Zelanda. Storicamente entrambi i paesi hanno usato sistemi di allevamento al pascolo confrontabili, che davano all’Argentina un vantaggio competitivo nella produzione di latte. Le tendenze recenti indicano però che la Nuova Zelanda ha riconquistato la posizione di una delle aree più competitive per la produzione di latte. Questo ritorno di competitività arriva nonostante l’introduzione di norme ambientali più severe, che di solito fanno salire i costi operativi. La capacità della Nuova Zelanda di mantenere un vantaggio competitivo conferma l’efficacia e l’efficienza del suo sistema di produzione lattiera.

La competitività costante del settore lattiero-caseario neozelandese, anche di fronte alle pressioni normative, mette in evidenza il valore intrinseco e la sostenibilità dei sistemi di allevamento al pascolo. È un indicatore decisivo della capacità di questi sistemi di produrre latte in modo conveniente rispettando allo stesso tempo gli standard ambientali. Questo vantaggio competitivo è particolarmente rilevante dato il ruolo decisivo del latte nel rispondere ai bisogni nutrizionali mondiali. I prodotti lattiero-caseari sono riconosciuti per il valore nutrizionale superiore rispetto alle alternative al latte, il che rende la produzione continua ed efficiente di latte essenziale per combattere la denutrizione nel mondo.

4. Dato che l’Irlanda usa ampiamente il pascolo per l’allevamento da latte invece di affidarsi molto ai mangimi acquistati, questo significa che il costo di produzione del latte in Irlanda è più basso rispetto alla media europea?

Sì, il ricorso dell’Irlanda all’alimentazione al pascolo per la produzione di latte contribuisce effettivamente a costi di produzione più bassi rispetto alla media europea. L’uso del pascolo come fonte alimentare principale è meno oneroso rispetto ai sistemi che si affidano molto ai mangimi acquistati. Questo vantaggio nasce dalle condizioni naturali di crescita dell’erba in Irlanda, favorevoli per gran parte dell’anno, che riducono il bisogno di input alimentari costosi.

Questo approccio non solo riduce le spese per i mangimi, ma è anche in linea con pratiche agricole sostenibili e offre benefici ambientali oltre ai vantaggi economici.

5. Come sarà il costo di produzione del latte nel 2024?

Per il 2024 si prevede che il costo di produzione del latte possa registrare un lieve calo, in particolare nelle aree occidentali come l’Europa e gli Stati Uniti. Questa riduzione attesa è legata al raffreddamento dei prezzi di mangimi, fertilizzanti ed energia. Restano però altre difficoltà, fra cui le incertezze normative e le questioni legate al costo e alla disponibilità di manodopera. La difficoltà di attrarre manodopera negli allevamenti da latte resta significativa, aggravata dalla scarsa propensione delle generazioni più giovani a dedicarsi a un’attività 24/7 e dalla difficoltà di reclutare personale qualificato per operazioni aziendali sempre più digitalizzate.

Nonostante i progressi della tecnologia digitale, il settore agricolo fatica ad attrarre professionisti IT che potrebbero preferire un impiego presso grandi aziende tecnologiche a ruoli IT in agricoltura che magari richiedono visite in azienda per risolvere problemi e capire le questioni sul campo. Ci si aspetta che questa situazione influenzi il futuro dell’allevamento da latte e porti a un’ulteriore concentrazione del settore.

Anche se si prevede un raffreddamento dei costi di produzione, i livelli resteranno probabilmente elevati, confrontabili con quelli osservati fra il 2013 e il 2016, ma non così alti come nel 2023. Per paesi come Nuova Zelanda e Argentina, che già operano con costi di produzione più bassi, nel 2024 ci si aspetta stabilità. La Cina, invece, che ha fra i costi di produzione del latte più alti al mondo, registra anche alcuni dei prezzi del latte più alti e si colloca in una situazione di mercato particolare, in parte isolata dalle tendenze mondiali. Questo suggerisce che, mentre alcune aree potrebbero vedere un leggero alleggerimento dei costi di produzione, il quadro complessivo varierà parecchio da paese a paese, influenzato da fattori locali e da condizioni economiche mondiali.

6. Si dice spesso che per molti allevamenti europei, soprattutto i più grandi, un prezzo del latte sopra una certa soglia indichi di norma la redditività. Con l’inflazione in corso, però, è realistico aspettarsi che questo riferimento resti valido?

A causa dell’inflazione e dei diversi fattori già discussi, come l’aumento dei costi degli input e i cambiamenti normativi, il costo di base della produzione di latte si è spostato in modo sostanziale. Dove un prezzo del latte molto più basso era un tempo considerato una soglia di redditività per gli allevatori, la nuova realtà ha alzato questa soglia in modo consistente. Questo aggiustamento riflette l’aumento generalizzato dei costi di produzione.

Stiamo passando a una nuova era in cui i riferimenti di costo precedenti non sono più validi. I vecchi parametri di redditività dell’allevamento da latte sono stati superati dalle pressioni economiche attuali, il che segna un cambiamento significativo nel quadro finanziario del settore. Grafici e dati storici mostrano che, mentre il vecchio livello di costo poteva bastare per la redditività negli anni passati, con i costi attuali quel vecchio riferimento è ormai sotto il punto di pareggio per la maggior parte degli allevatori.

7. Come si è sviluppato il reddito degli allevamenti nei periodi difficili passati?

Abbiamo osservato che il reddito degli allevamenti è effettivamente correlato a diversi fattori, fra cui le tendenze di mercato e le condizioni ambientali, come mostrano i nostri dati più recenti fino al 2022, vedi Figura 4. Per esempio, in Nuova Zelanda il 2022 è stato un anno redditizio per gli allevamenti, anche se si è registrato un calo della produzione dovuto alla forte dipendenza del paese dalle condizioni meteorologiche, un fattore decisivo per il suo settore lattiero-caseario.

Reddito degli allevamenti dalla produzione di latte

Figura 4: reddito degli allevamenti dalla sola produzione di latte 2007-2022

Gli Stati Uniti hanno invece registrato un aumento del reddito degli allevamenti dalla produzione di latte, con la produzione stessa in crescita. Nel 2023, però, questa crescita si è ridimensionata su livelli più bassi. Vale la pena ricordare che, nonostante la percezione generale di un calo della produzione di latte negli Stati Uniti, correggendo per la qualità del latte (nello specifico il latte corretto per i solidi con 4% di grasso e 3,3% di proteine) non c’è stato alcun calo della produzione per quasi un decennio. Questo accade perché l’aumento del contenuto di grasso e proteine compensa qualsiasi riduzione di volume, il che mette in evidenza un aspetto importante delle dinamiche di produzione lattiera negli Stati Uniti.

8. Vediamo che rese, solidi e margini vanno piuttosto bene per la maggior parte degli allevatori. Questo significa che c’è qualche speranza all’orizzonte?

L’andamento del reddito degli allevamenti varia da area ad area, con gli Stati Uniti che mostrano al momento tendenze promettenti. L’Europa presenta invece un quadro più sfumato. Mentre le rese e il contenuto di grasso e proteine sono migliorati, in particolare nell’Europa orientale, c’è una possibile difficoltà all’orizzonte riguardo alla produzione di latte biologico. Il passaggio a pratiche biologiche potrebbe rallentare il ritmo dei miglioramenti di resa e di qualità, perché l’agricoltura biologica non va sempre di pari passo con aumenti in questi ambiti.

L’Europa orientale offre però una nota positiva, con ampi margini di crescita. Qui la concentrazione in corso e la presenza di allevamenti di piccole dimensioni aprono opportunità di aumenti consistenti di produzione ed efficienza. Questo suggerisce un possibile riequilibrio dentro il settore lattiero-caseario europeo, con uno spostamento evidente del dinamismo produttivo dall’Europa occidentale a quella orientale. Una transizione di questo tipo potrebbe ridefinire il panorama della produzione di latte nel continente, influenzata dalle tendenze dell’agricoltura biologica e dal ritmo diverso di sviluppo e concentrazione degli allevamenti.

9. In che modo i risultati finanziari di un allevamento influenzano la sua capacità produttiva di latte?

Nonostante il reddito dell’allevamento sia un indicatore decisivo, le proteste recenti in paesi come Germania e Polonia mettono in luce problemi più profondi. La solidità finanziaria è essenziale per la tenuta nel lungo periodo degli allevamenti da latte. Per esempio, confrontando un allevamento tedesco con 160 vacche e uno neozelandese con 384 vacche emerge che, salvo qualche eccezione, l’allevamento tedesco ha faticato a raggiungere i risultati finanziari positivi necessari per investimenti di lungo periodo.

Questa difficoltà a ottenere investimenti complica gli sforzi per trovare successori e per gestire l’attività, soprattutto di fronte a problemi come i sussidi sui carburanti. Questi fattori, insieme agli ostacoli normativi e burocratici, mettono in evidenza il rapporto complesso fra la salute finanziaria di un allevamento e la sua capacità di mantenere o aumentare i volumi di produzione di latte.

10. Come incidono i tassi di interesse in aumento sugli allevatori da latte oggi e in prospettiva?

Il tema dei tassi di interesse è particolarmente rilevante per gli allevatori da latte, dati i diversi livelli di indebitamento fra allevamenti di paesi e dimensioni diversi. Per esempio, un allevamento danese con 213 vacche ha debiti per circa 15.000 USD per vacca. Se i tassi di interesse si stabilizzassero al 5%, questo scenario farebbe salire in modo significativo il costo di produzione del latte per questo allevamento di circa 7 USD ogni cento chilogrammi di latte. Di conseguenza gli allevatori dovrebbero generare 7 USD di reddito aggiuntivo ogni cento chilogrammi di latte venduto per compensare l’impatto finanziario di questi tassi più alti.

Questa pressione finanziaria è particolarmente problematica per gli allevamenti molto indebitati. Senza un aumento dei prezzi del latte, la tensione dovuta ai tassi di interesse in crescita potrebbe portare a una carenza di latte a livello mondiale. La difficoltà di gestire costi più alti, inoltre, può scoraggiare le generazioni più giovani dall’entrare nel settore lattiero-caseario o dal rilevare attività esistenti, complicando ulteriormente la questione del ricambio generazionale negli allevamenti.

Gli allevamenti da latte si trovano quindi sotto una pressione considerevole, fra debiti elevati e la prospettiva di tassi di interesse ancora alti. Se i prezzi del latte non si adegueranno al rialzo per riflettere questi costi più alti, l’offerta potrebbe restringersi fino alla carenza di latte a livello mondiale descritta sopra, spingendo i prezzi medi del latte strutturalmente più in alto, con la possibilità che gli attuali livelli di prezzo eccezionali diventino la nuova normalità.

Messaggi chiave

  • Godersi una buona economia - gli anni passati L’aumento del prezzo del latte ha superato l’aumento dei costi di produzione e molti allevatori da latte, soprattutto nell’emisfero settentrionale, hanno generato un reddito più alto rispetto agli anni precedenti.

  • Aggiustare l’economia dell’allevamento - 2023 I costi, però, resteranno su un livello alto, mentre il prezzo del latte scende in modo significativo quest’anno. Gli allevatori devono aggiustare i propri costi e il peso di alcuni fattori di costo - mangimi, macchinari, costo del capitale - è decisivo.

  • Oltre l’economia - gli anni a venire Per restare competitivi e sul mercato in futuro non conteranno soltanto i risultati economici: resilienza e sostenibilità diventano essenziali.

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