Le scorte totali di uova congelate sono scese a 19,9 milioni di libbre a fine settembre, il livello più basso da 11 mesi e il 21% sotto la media quinquennale per quella data. Le scorte di uova da sgusciare si sono riprese su base settimanale, ma sono rimaste al di sotto sia dell’anno scorso sia della media quinquennale, e le scorte di congelato continuano per stagionalità a ridursi fino a fine novembre.
Scorte ridotte all’osso di norma si leggono come un segnale rialzista. Il mercato statunitense delle uova non le sta interpretando così. LEAP Market Analytics lo attribuisce a timori sulla domanda di breve termine abbastanza forti da spingere i trasformatori a non tenere nulla oltre il necessario. Anche la disponibilità pro capite di ovoprodotti si mantiene vicina a livelli record, il che attenua la tensione.
L’offerta è abbondante. Nella settimana terminata il 17 ottobre sono state sgusciate sotto ispezione federale 580,2 milioni di uova, lo 0,7% in più su base annua, mentre le sgusciature delle ultime sei settimane sono calate dello 0,4%. Da inizio anno restano superiori del 7,9% rispetto al ritmo del 2025, e la produzione di uovo in polvere supera di almeno il 40% una base 2025 debole.
Sarà la domanda a decidere il 2027. Al netto della stagionalità, la domanda all’ingrosso di uovo intero congelato è sotto la media del periodo 2010-2024, anche se tiene meglio di quella delle uova in guscio. I prezzi dell’uovo intero congelato, intanto, fanno peggio dei mercati delle uova in guscio classificate rispetto alla loro relazione storica, e LEAP è moderatamente rialzista sulle uova congelate per il prossimo anno.
L’influenza aviaria è ancora attiva: la settimana scorsa in Illinois sono state abbattute quasi 935.000 ovaiole per uova da consumo.
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