I prezzi europei del formaggio continuano a salire, e per ora l’Europa è l’unico posto dove sta accadendo. Il latte liquido si è fatto più scarso nelle ultime settimane e il sentiment sull’intero comparto lattiero-caseario europeo si è irrigidito di conseguenza. Poiché le prospettive dell’offerta di latte per il quarto trimestre non tolgono nulla a queste preoccupazioni, le offerte salgono in fretta su tutti i formaggi.
Detto questo, nelle ultime due settimane il quadro dell’offerta non è peggiorato in modo significativo. Ci si attende ancora che la capacità produttiva venga riempita per intero, perché la valorizzazione con il siero di latte è elevata, quindi non c’è una ragione forte per temere per l’offerta europea di formaggio nel quarto trimestre. Quello che c’è, invece, è la totale assenza di incentivi a vendere a termine sotto i livelli spot di oggi, che è una cosa diversa, ed è a questo che sta reagendo il lato dell’offerta.
Il cheddar è dove si vede più chiaramente, con meno volumi in offerta, produzione in calo stagionale e produttori diventati riluttanti a impegnarsi a termine pur restando interessati a livelli più alti. Qualche compratore in più si è fatto avanti in cerca di volume, ancora impegnato a completare la copertura di fine anno. Il Gouda è salito anche più in fretta, per la combinazione di una domanda più forte sul quarto trimestre e di offerte più sottili, queste ultime dovute alla bassa stagionatura attuale dei formaggi oltre che alle prospettive più deboli del latte, e ora che i prezzi sono saliti tornano a comparire più offerte. L’emmental è stato il più tranquillo, tenuto piatto da una domanda stabile anziché in miglioramento e da un po’ di prodotto che arriva ancora dalla produzione di inizio anno, mentre lo sconto della qualità da grattugia rispetto a quella da affettare si allarga. La mozzarella ha ceduto leggermente ma tratta ancora ben sopra il resto del comparto, e l’asta GDT di questa settimana ha trovato compratori per i volumi di novembre, dicembre e gennaio a quei livelli più alti.
Fuori dall’Europa la direzione è opposta. I prezzi del cheddar statunitense e neozelandese sono scesi ancora nelle ultime settimane. Entrambe le aree registrano un’offerta molto più solida su base annua, e i livelli di scorte e le offerte lo confermano: le scorte statunitensi hanno ormai superato i volumi dell’anno scorso, mentre le esportazioni non ne stanno tenendo il passo.
Il differenziale tra i due blocchi è la cosa che vale la pena tenere d’occhio. Secondo Vesper il tono moderatamente rialzista dell’Europa è destinato a restare e potrebbe portare a prezzi molto più alti se la produzione di latte si indebolisse ulteriormente, mentre i prezzi statunitensi e neozelandesi resteranno probabilmente bassi e potrebbero scendere ancora un poco. Se il divario si allargasse molto di più, le esportazioni europee finirebbero in una posizione scomoda. Per ora sembra un problema da primo trimestre più che da terzo o quarto.


