Ingredienti alimentariUEStati UnitiGermaniaFranciaPoloniaPaesi Bassi

I prezzi europei delle uova risalgono mentre il mercato USA si raffredda

I prezzi europei delle uova salgono con il riassortimento autunnale, mentre l'ingrosso USA cede e i focolai in Polonia riducono il patrimonio avicolo UE.

Ralitsa Videnova
Ralitsa VidenovaAnalista ingredienti alimentari
20 agosto 20263 min di lettura

Europa e Stati Uniti si sono scambiati i ruoli. I prezzi europei delle uova tornano a salire dopo quattro mesi di calo, mentre quelli americani scendono per la terza settimana consecutiva, con il ribasso che si allarga ora dai calibri più grandi alla classe Large.

Il movimento europeo è stagionale. Le vacanze finiscono, i negozi si riassortiscono, le mense aziendali riaprono e le aziende di trasformazione stanno già comprando in vista dell’autunno. Sotto quel movimento, il caldo estivo ha ridotto il peso delle uova, così le classi di peso più elevate scarseggiano anche se il mercato nel complesso resta sostanzialmente in equilibrio. Poiché le confezioni da supermercato sono costruite di norma sulle classi più grandi, quella carenza pesa soprattutto sulle specifiche del retail, mentre chi può usare un prodotto a peso misto quasi non se ne accorge. La Francia fa eccezione al rafforzamento dell’area, con i prezzi frenati dalla concorrenza delle importazioni, mentre Germania e Paesi Bassi, che attingono alla stessa offerta continentale, vanno nella direzione opposta. La differenza sta in dove approdano le uova importate: le specifiche certificate e da allevamento a terra diffuse in Germania spesso escludono le importazioni, mentre la trasformazione francese le assorbe più volentieri. Anche un patrimonio avicolo più ridotto contribuisce alla tensione. La Polonia, uno dei maggiori esportatori di uova all’interno dell’UE, ha registrato da gennaio 52 focolai di malattia di Newcastle con circa 3,77 milioni di capi abbattuti, e la ricostituzione richiede mesi. Questo toglie una parte del tetto che le importazioni polacche a basso prezzo hanno imposto ai prezzi dell’Europa occidentale per quasi tutto l’anno, proprio mentre la domanda torna per l’autunno. Le previsioni di Vesper indicano rialzi anche a settembre e ottobre, con le quotazioni tedesche, olandesi, belghe e francesi che ora si muovono tutte nella stessa direzione.

Il quadro statunitense è l’immagine speculare, secondo LEAP Market Analytics. I prezzi all’ingrosso delle uova in guscio bianche di calibro Large sono scesi sotto 1 USD alla dozzina nel mercato dell’area metropolitana di New York, prolungando un calo ormai alla terza settimana, dato che le perdite di peso legate al caldo che avevano ridotto l’offerta quest’estate si sono riassorbite e le galline ovaiole sono tornate a produrre uova più pesanti. Le scorte di uova in guscio sono salite a 1,47 milioni di casse, sopra sia il livello dell’anno scorso sia la media quinquennale. I dati USDA-AMS mostrano una disponibilità interna di uova pro capite in crescita del 2,1% sull’anno precedente nel primo semestre 2026, e LEAP si attende che quella crescita acceleri verso il 3-4% entro fine anno. I prezzi al dettaglio non hanno tenuto il passo della discesa all’ingrosso: i dati del Bureau of Labor Statistics collocano il prezzo medio al dettaglio delle uova di categoria A di calibro Large a 2,19 USD alla dozzina a luglio, ancora ben sotto i 3,60 USD dell’anno scorso, lasciando fra dettaglio e ingrosso uno scarto che LEAP descrive come il più ampio da oltre vent’anni. È la domanda, più dell’offerta, ad aver girato il mercato statunitense: il raffreddamento stagionale in corso suggerisce che la copertura tesa dell’estate fosse guidata più dalla domanda che dalla scarsità, anche se il rischio ancora presente di influenza aviaria rende più difficile leggere le prospettive dei prossimi mesi.