Nel terzo trimestre l’Europa ha macinato il 3,2% di cacao in più rispetto a un anno prima: è il primo aumento su base annua dal 2024 e un possibile segnale che il lungo calo seguito ai picchi dei prezzi del 2023/24 abbia toccato il fondo. L’Asia ha fatto di più: la Cocoa Association of Asia ha registrato macinazioni in aumento del 29% su base annua, un volume record. Il Nord America è andato nella direzione opposta, con un calo del 2,5% e una variazione nel numero di stabilimenti che comunicano i dati.
È difficile dire se il rialzo europeo sia una ricostituzione delle scorte a prezzi delle fave più favorevoli o una vera crescita della domanda, e le prospettive per i prodotti dolciari al cioccolato restano difficili. La domanda si sta consolidando invece di prendere slancio per un balzo, e i futures sul cacao lo hanno rispecchiato, salendo solo marginalmente in settimana e restando nella fascia in cui si muovono da quattro mesi. Il posizionamento dei fondi è pressoché invariato da diverse settimane. In assenza di un catalizzatore fondamentale importante, e con movimenti più interessanti altrove tra le materie prime, i nuovi operatori restano alla finestra.
Le notizie sull’offerta sono state contrastanti. In Africa occidentale il meteo è stato per lo più favorevole in Costa d’Avorio e più secco in Ghana, e un El Niño in rafforzamento aggiunge rischio alla prossima stagione dell’Harmattan. Gli arrivi ivoriani sono inferiori all’anno scorso, ma la partenza anticipata della campagna rende difficile il confronto. L’Ecuador ha esportato con vigore a settembre, migliorando la disponibilità a breve termine, anche se le piogge eccessive nel Paese aumentano il rischio di malattie a sei-otto mesi. Il cacao in polvere spot è salito in settimana, mentre i ratio della massa di cacao e del burro di cacao sono rimasti stabili.
La scadenza dell’EUDR per le grandi e medie imprese cade il 30 dicembre.
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