Tre dei maggiori nomi dell’industria del cioccolato hanno pubblicato i conti nelle ultime due settimane, e non descrivono lo stesso mercato.
Lindt & Sprüngli ha tagliato la previsione di crescita organica delle vendite per l’intero 2026, da una forchetta fra il 4% e il 6% a una fra lo 0% e il 2%. La crescita organica del 4,3% nel primo semestre è venuta interamente dai prezzi, saliti dell’11,8%, mentre volumi e mix sono calati del 7,5%. I marchi premium hanno sostenuto il Nord America, in crescita del 12,7%, ma in Germania, Svizzera e Austria la sensibilità ai prezzi e un’estate calda hanno spinto i rivenditori a ridurre gli ordini stagionali. L’amministratore delegato Adalbert Lechner ha lasciato dopo quattro anni, e il vicepresidente del consiglio di amministrazione Dieter Weisskopf torna alla guida ad interim. Il gruppo ha aumentato i prezzi fino al 20% nel 2025 e da allora si è impegnato a ridurli. Il titolo ha perso circa il 28% da inizio anno.
Mondelez ha aumentato i ricavi organici del 2,2%, e il cioccolato è stato l’unica categoria in cui questa crescita è venuta solo dal prezzo, con volumi fra stabili e negativi.
Nestlé è andata nella direzione opposta. La crescita interna reale nei nove mesi è risalita al 2,8% mentre l’effetto prezzo è rallentato all’1,1%, e la divisione Food and Snacks è cresciuta del 5% grazie a un aumento dei volumi del 5,4%, favorito dai rivenditori che hanno programmato gli ordini natalizi insolitamente presto. Il suo margine per aumentare ancora i prezzi in Europa è quasi nullo, allo 0,2%.
Letti insieme, i risultati dicono che sui mercati europei maturi la leva del prezzo si è esaurita, mentre i volumi ci sono ancora per i produttori che moderano i prezzi e puntano sulle linee stagionali e sui mercati emergenti. I futures sul cacao hanno perso circa l’1% sia a Londra sia a New York rispetto al 16 ottobre.
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