La siccità europea ha abbassato i principali corsi d’acqua navigabili al punto da riportare alla luce le «pietre della fame», segni incisi nei letti dei fiumi dalle generazioni passate per registrare le siccità storiche. Una delle pietre più note, datata 1904, porta l’iscrizione «Wenn du mich siehst, dann weine»: se mi vedi, allora piangi. È un’immagine calzante per una stagione in cui i bassi livelli dei fiumi compaiono già nei numeri che contano per i compratori: servono più chiatte per muovere lo stesso volume di merce, perché i carichi vanno alleggeriti per i fondali bassi, e le rese dei raccolti calano sotto il caldo persistente.
L’inflazione dell’eurozona è accelerata al 2,9% su base annua a luglio, dal 2,8% di giugno, con i dati preliminari di Eurostat che indicano in parte costi energetici più alti legati al conflitto in corso in Medio Oriente e un prezzo del gasolio condizionato dalla guerra tra Russia e Ucraina. L’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è comunque salita al 2,5%. Il dato aumenta le probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi della Banca centrale europea il mese prossimo.
I mercati energetici portano nel quadro una tensione tutta loro. I prezzi statunitensi del gasolio sono saliti dell’8% nell’ultimo mese dopo che il presidente Trump ha annunciato quella che ha definito una «guerra economica» contro l’Iran, minacciando «la più devastante operazione economica di sempre» a quasi sei mesi dall’inizio del conflitto. I mercati dei prodotti raffinati sono già sotto tensione per le raffinerie danneggiate in Medio Oriente, per la ridotta capacità di raffinazione russa dopo attacchi continui con droni e ora per i bassi livelli del Reno, che rallentano il flusso fluviale di carburante da Rotterdam, Amsterdam e Anversa verso Germania e Svizzera.
La Federal Reserve statunitense ha mantenuto il tasso di riferimento tra il 3,5% e il 3,75% a luglio, anche se i verbali della riunione hanno mostrato una preoccupazione crescente: un’inflazione stabilmente sopra l’obiettivo del 2% per cinque anni consecutivi potrebbe iniziare a trasferirsi nelle decisioni su salari e prezzi in tutta l’economia, rendendola più difficile da far scendere. I posti di lavoro negli Stati Uniti sono calati di 23.000 unità a luglio, con i due mesi precedenti rivisti al ribasso, segnale che il mercato del lavoro potrebbe raffreddarsi più in fretta del previsto anche con prezzi che restano rigidi.
La crescita cinese, intanto, si regge quasi interamente su esportazioni e tecnologia: la produzione industriale è cresciuta del 4,5% su base annua a luglio, dal 5,3% di giugno, mentre gli investimenti in capitale fisso si sono contratti del 6,7%, un calo più netto del 5,7% di giugno, perché l’eccesso di offerta del settore immobiliare del Paese continua a pesare sull’economia nel suo complesso.


