Questa settimana il comparto degli oli vegetali si è mosso in quattro direzioni contemporaneamente, e il movimento più netto ha riguardato l’olio di girasole.
I prezzi dell’olio di girasole hanno continuato a salire sotto la spinta della carenza fisica avvertita dal mercato. A settembre l’India ha importato solo 109.000 tonnellate, contro una media pluriennale di 243.000 tonnellate. La produzione in Ucraina e in Russia ha rallentato perché gli impianti di trasformazione non riuscivano a lavorare a ritmi normali con la logistica a disposizione, e di conseguenza anche le esportazioni sono rimaste basse. Le stime di Oil World presentate alla conferenza Globoil quantificano tra 300.000 e 350.000 tonnellate al mese le esportazioni di olio di girasole perse a causa delle interruzioni nel Mar Nero. Ucraina, Russia e Kazakistan disporrebbero di scorte consistenti, e l’Ucraina vuole esportarle, ma sul fronte diplomatico non si registrano ancora progressi.
Le esportazioni di olio di palma hanno rafforzato il mercato. Secondo AmSpec, le spedizioni malesi dal 1° al 20 ottobre sono balzate del 78,4% rispetto allo stesso periodo del mese precedente. Anche il petrolio greggio ha dato una mano, con il Brent salito a un nuovo massimo in seguito ad attacchi nello stretto di Hormuz.
I futures sull’olio di soia sono andati nella direzione opposta e hanno perso terreno, per effetto del raccolto statunitense in corso e delle forti importazioni di materie prime concorrenti, nonostante a settembre la lavorazione NOPA sia scesa al minimo da 13 mesi e le scorte di olio di soia abbiano toccato il minimo da quasi 12 anni. Il seme di colza è sceso, poiché i prezzi più bassi della soia e la fine del raccolto di canola in Canada hanno pesato sul comparto. L’olio di oliva ha recuperato leggermente, ma deve fare i conti con ampie scorte di fine campagna in Spagna e in Italia.
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