Il comparto degli oli vegetali resta senza una direzione unica, e questa settimana il movimento più forte ha riguardato la colza.
I prezzi dell’olio di colza sono saliti di circa il 5% su base settimanale, sostenuti da un rimbalzo della colza MATIF e dalle notizie secondo cui acquirenti cinesi si sarebbero assicurati circa 15 carichi di canola australiana, quasi 1 milione di tonnellate, stando a tre trader con sede in Asia sentiti da Reuters. Probabilmente hanno contribuito anche il Brent e il gasolio. In Canada la pressione del raccolto si fa sempre più evidente sulla canola ICE.
Il mercato dell’olio di girasole si è fermato. Le notizie secondo cui la Russia starebbe valutando proposte turche sulla sicurezza della navigazione nel Mar Nero, e secondo cui a novembre potrebbero tenersi colloqui trilaterali negli Emirati Arabi Uniti, hanno offerto al mercato un elemento da contrapporre alla carenza fisica. Una carenza che resta intatta: APK-Inform segnala che la lavorazione dei semi in Ucraina procede ancora a rilento, e ASAP Agri ha tagliato di 0,5 milioni di tonnellate, a 12,7 milioni, la sua previsione sul raccolto di girasole 2026, dopo rese deludenti in diverse regioni produttrici. Il governo ucraino ha dato priorità agli oli vegetali e ai semi oleosi nel trasporto ferroviario e portuale.
L’olio di palma è salito leggermente, forse con un sostegno temporaneo dal rialzo del Brent, anche se la MPOA ha segnalato un aumento del 6% della produzione di olio di palma malese dal 1° al 20 ottobre e Vesper prevede che le scorte di fine ottobre registrino un aumento tra 200.000 e 250.000 tonnellate. Anche i futures sull’olio di soia sono saliti leggermente, mentre la soia in granella ha ceduto terreno con l’avanzare di un raccolto USA da record, ora completato al 79% contro il 77% di un anno fa. L’olio di oliva ha restituito il rimbalzo della settimana precedente, con il raccolto spagnolo appena iniziato.
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